ALLA RICERCA DEL SENSO DEL FUTURO

Non è possibile sfuggire alla scontata metafora che ci suggerisce l’immagine di una persona che avanza in bicicletta, ma d’altra parte, l’unico modo che ci resta per ritrovare il senso del futuro che abbiamo perduto è ‘pedalare‘, pedalare insieme, che significa collegare le menti, scambiare le idee, riconoscere il valore degli altri e seguire la rotta di chi è più bravo di noi, per saltare alcuni passaggi e giungere prima alla meta.

Questo, a grandi linee, è quello che abbiamo fatto per portare a compimento l’opera che mi piace chiamare ALLA RICERCA DEL SENSO DEL FUTURO.

Tempo fa, in una lunga e stretta viuzza del prestigioso centro storico di Ravenna, su invito di Mariella Busi de Logu, che mi onora della sua amicizia, ho avuto il piacere di vedere realizzato un progetto pittorico emozionante: un murales su legno dove sfilavano vivaci personaggi storici in bicicletta, l’opera più fotografata degli ultimi anni a Ravenna.

Davanti a quell’idea semplicemente geniale, a quei personaggi realizzati con incisivi tratti espressivamente popolari, si è scatenato il mio esuberante incontenibile entusiasmo.

Questa è stata la fonte che ha ispirato la monumentale opera che ci sta davanti. Opera che ho commissionato all’artista Stefano Natali composta da personaggi storici a grandezza naturale che sfilano felicemente in bicicletta insieme a figure della quotidianità, ognuno coi suoi riferimenti, tutti indissolubilmente legati a Cesena, realizzati con l’arte e la poesia di un vero maestro!

Nel suo tavolo-studio, in prima battuta, sono comparsi timidamente alcuni bozzetti già significativi: il volto scarno di Fra’ MIchelino, quello rubizzo del Papa, una visionaria bicicletta quattrocentesca, il ritratto di Umberto Eco ripreso da una foto scattata nei silenzi dell’abbazia del Monte che lui frequentava. Figure abbozzate con tratti veloci, sicuri – fatti di getto – altri più lenti e meditati per completare il sembiante. A figura intera ecco comparire Novello Malatesta in tutta la sua fierezza di guerriero, la spavalda euforia di Benigni e Nicoletta insieme in bicicletta come nella gioiosa scena del film La vita è bella; Pantani con la sua strana irripetibile combinazione di forza e debolezza. A chiudere la sfilata la famigliare identità di Bruchin, il nostro cantastorie d’elezione.

Nell’esiguo studiolo di Stefano che è situato proprio in Via Fra’ MIchelino (e sia di buon auspicio la coincidenza) sono stati stipati per giorni in doppia, tripla fila i grandi pannelli coi personaggi che l’artista ha giorno dopo giorno distribuito in non so quanti metri quadrati di figurativo: personaggi che premevano per uscire allo scoperto, per ritrovare nuova linfa, e possibilmente una nuova vita.

È grande il sentimento che mi lega a questa mia contrada che conduce in un ampio giardino dove felicemente ogni giorno si incrociano ciclisti vigorosi, pedoni che non hanno fretta, nonni felici che spingono passeggini, solerti impiegati, anziani pacificati, badanti senza identità, adolescenti svogliati, imbronciate donne col velo; dove sfrecciano allegri bambini di ogni colore in bicicletta, e dove stabilmente vive indisturbato un senzatetto ben organizzato col pallino dell’igiene personale. Un posto che grazie a questo artistico richiamo, risulterà ancora più inclusivo, accogliente e colorato.

Sono orgogliosa di poter dire che è un lavoro concepito in un momento di solidarietà e d’amicizia, cresciuto con noi in uno stato di grazia, accompagnato dal discreto, silenzioso plauso dei passanti.

Lunga vita a questi personaggi che hanno onorato Cesena, e fatto la sua grande e piccola storia. E a tutti coloro che ‘pedalando’ andranno alla ricerca del perduto senso del futuro, auguro di ritrovarlo al più presto.

Sandra Canduzzi Pieri

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